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Giovedì, 12 Luglio 2018
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Mercoledì, 11 Luglio 2018
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Giovedì, 05 Luglio 2018
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Lunedì, 02 Luglio 2018
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Lunedì, 02 Luglio 2018
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Martedì, 26 Giugno 2018
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Giovedì, 21 Giugno 2018
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Martedì, 19 Giugno 2018
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Martedì, 19 Giugno 2018
LA “BELLA” VA A PAOLO BERT – TRA LE DONNE SI CONFERMA LA “PROMESSA” LORENZA BECCARIA C’era un motivo in... Continua...
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Venerdì, 15 Gennaio 2016
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Il Monviso aspetta i Gemelli Dematteis

Venerdì 8 Settembre i Gemelli Dematteistenteranno di battere il record stabilito il 6 settembre 1986 quando Dario Viale impiegò un’ora, 48 minuti e 54 secondi per scalare i 1821 metri di dislivello da Pian del Re (dove ci sono le Sorgenti del Po) alla vetta del Monviso monte simbolo del Piemonte.

Ma ora riviviamo un attimo il record di Dario Viale dalle pagine dalle pagine del suo libro e il record di salita e discesa di Paolo Bert dal racconto di Carlo Degiovanni.

 

 

L’IMPRESA DI DARIO VIALE NEL 1986 – TRATTO DAL SUO LIBRO “TRAIL DE VIE” -  FUSTA EDITORE

…E’ il 1985, ormai ho una certa esperienza di corse sui monti e mi rendo conto che questa salita affrontata con atteggiamento atletico è davvero possibile in poche ore, quante non lo so. Ne parlo con Felice Cacciolatto, il presidente della mia società sportiva, l’U.S. Sanfront…Felice mi comunica che il dado è tratto…il tentativo del record del Viso si farà! Che sciabolata!

…tanti pensieri mi attraversano la mente mentre la mia malconcia auto mi porta al Pian del Re…Ma penso soprattutto alla mia corsa: so che non dovrò sbagliare nulla, assolutamente nulla. C’è un breve ma ripido ghiacciaio da salire con le scarpe da corsa, forse la parte che mi impensierisce di più, e poi una parete rocciosa di secondo e anche terzo grado, dove ovviamente è…vietato cadere! …sono dubbioso sulla possibilità di fare meglio di Livio Berta la guida alpina delle valli di Lanzo che avrebbe realizzato l’impresa (negli anni precedenti 2 ore e 7 minuti ufficioso n.d.a.)…

 

 

…raggiungo il primo obiettivo di giornata, la partenza di Pian del Re! Conosco Berta, che mi fa subito un’ottima impressione, e ritrovo i compagni che correranno con me, Giovanni Martino e Renato Aglì. Si aggrega all’ultimo anche Domenico Bruno Franco, ci dice che anche lui ha già fatto l’ascesa veloce in meno di due ore e un quarto, è un corridore assai tosto…

…via! Finalmente! Adesso tutte le angosce e i dubbi si si tramutano in azione, tutta la tensione accumulata fluisce in corrente. Sono attentissimo e non spreco energie con una partenza troppo veloce dovuta a vana agitazione nel primo ripido tratto. Renato tiene il mio passo fino al lago Fiorenza. Mi accorgo sul lungolago che sto andando veloce senza assolutamente forzare, la respirazione è tranquilla e le gambe girano a meraviglia. Sto già staccando anche Renato, che nei programmi avrebbe dovuto accompagnarmi fino al passo delle Sagnette. Che peccato, speravo nel suo aiuto, ma sento che devo andare a questa andatura, al mio passo…

…ogni tanto escursionisti mi salutano e incitano…nel lungo traversone prima delle morene del colle di Viso controllo il mio distacco dai compagni di avventura, ho già certamente più minuti di vantaggio, vedo la maglietta gialla di Berta lontana e questo mi rincuora assai: se lui ha impiegato due ore e sette ed è laggiù in fondo, che tempo posso fare io se reggo?...

…Arrivo nei pressi del rifugio Sella…è poco più di 35 minuti da che son partito…Sento l’incitamento dell’amico e compagno di squadra Dario Farina, poi attacco la salita verso il canalone delle Sagnette…al colle c’è Silvio Oreste, altro compagno di squadra, e bevo un sorso d’acqua per la prima volta dalla partenza, poco meno di un’ora prima…Riprendo fiducia nel lungo tratto di immani pietraie che portano verso la parete…Ora sono nei nevai, coraggio, un altro punto topico. Non sono preoccupato per il pericolo di una scivolata, sono preoccupato per l’eventuale tempo che perderei a tornare su e l’agitazione  e il dispetto che ne deriverebbero! La concentrazione andrebbe a farsi benedire, in quel caso! Invece volo letteralmente sulla neve ancora ghiacciata…ora non mi rimane che la parete finale, devo aprire tutto il gas, dare tutto, una bella parte è già alle spalle, forza!

…Qualcuno mi incita, ho sete e chiedo da bere a un alpinista, nessuno mi ostacola nei passaggi cruciali, continuo a salire. Chissà a che punto sono, ci vorrà ancora molto? Quando finirà?...Ad un certo momento sento un urlo dall’alto “Eccolo!”. Incredibile, sono già in vetta! Una breve occhiata all’orologio e più che capire intuisco che sto realizzando una formidabile performance…Non oso pensare al tempo finale, salgo in apnea tra le grida di incitamento, riconosco il vocione di Felice, la voce di Antonella. Un ultimo sprint e sono alla croce, fermo immediatamente il cronometro e finalmente realizzo il tempo impiegato: 1 h 48 m 54 s! Pazzesco!...Grandi e intensi abbracci suggellano l’impresa… “E’ come il salto in lungo  di Bob Beamon nel ’68 in Messico: imbattibile!”…

…Berta quando si è reso conto che il distacco era incolmabile ha deviato sulla più  diretta e alpinistica cresta est come aveva accennato al mattino, concludendo con un gran tempo: un’ora e cinquantanove, record di questa via. L’amico Giovanni, bravissimo, precede in due ore e otto minuti Domenico, il quale conclude in due ore e tredici, infine Renato, che chiude la corsa in due ore e diciassette. Arriva anche Giovanni Albertengo, a sorpresa, partito da Crissolo con cronometraggio non ufficiale, conclude in 2h 56m…

…Dopo le felicitazioni e i festeggiamenti al rifugio Sella, continuiamo la discesa a Pian del Re. Ad un certo punto lascio sfilare il gruppo e mi fermo ad osservare il Re di Pietra, da solo. Silenzio. Penso che di questo colosso roccioso non rimarrà null’altro che della sabbia, sparsa forse nei luoghi che oggi chiamano Valpadana, mare Adriatico…Appare lontano quel giorno, solo perché la vita dell’uomo è un breve attimo. Non resterà nulla del Monviso.

Tutto vano questo travaglio, dunque? Non lo so, mi rispondo, ma la vita dell’uomo senza passione sarebbe ben poca cosa, un’asettica e abulica attesa del trapasso. Ed oggi non è giornata da dubbi esistenziali! Sorrido tra me e riprendo il mio cammino, di slancio.

 

 

 

Una Freccia Rossa sul Re di Pietra

 

Storico record nel 150° della prima ascensione al Monviso

 

Paolo Bert da Pian del Re al Monviso e ritorno in 3.12.42”

 

1.58.03 il tempo di salita – 1.14.39 la discesa

 

 

In una magnifica  e tersa mattinata di fine agosto 2011  un brivido rosso ha  scosso il Re di Pietra:

l’evento era stato preparato in gran segreto. Gli elementi imponderabili sono molti e quindi meglio lavorare in silenzio ed alla pubblicità, se  mai, si pensa dopo…

PAOLO BERT da Bricherasio è il protagonista: classe 1978, tesserato, in quanto atleta, alla Podistica VALLE INFERNOTTO, società sportiva di quest’angolo del cuneese. Nelle fatiche di Montagna fa parte del  team “LA SPORTIVA”.   Eccellente atleta di livello internazionale  da un decennio domina il mondo dello Sky Race o della Corsa in Montagna. Per 9 anni vincitore della 3 Rifugi Val Pellice ( quest’anno una crisi lo ha costretto al secondo posto) ma citare tutti i suoi successi, regionali e nazionali, riempirebbe un intero articolo.

Non ha punti deboli è per questo primeggia: veloce su strada in pianura, ottimo scalatore dalle salite più facili alle più tecniche, discesista impareggiabile e soprattutto dotato di grande potenza resistente.

Anno importante per il Monviso: 150 anni fa lo salirono ufficialmente per la prima volta gli inglesi William Mathews, Frederik Jacomb con le guide francesi Jean Baptiste e Michel Cruz. Era il 1861 in data 30 Agosto.

Così dice la cronaca ufficiale. Quella popolare vorrebbe che il primo salitore sia stato “Sebastiano A” di Oncino il 1° Settembre 1841. Ma questa è quasi una leggenda, sia pure verosimile, raccontata in un libretto davvero interessante scritto nel 2005 da Dario Viale (Dario lo ritroveremo in questa cronaca). Il titolo “Sebastiano A il primo salitore del Monviso” Fusta Editore: leggere per credere!!!

Molte le manifestazioni per il 150° ma quella che vi raccontiamo non appartiene a nessun  calendario. Torniamo, quindi, all’”evento”:

la decisione era presa da tempo; unico elemento imponderabile la meteorologia. Nessuna organizzazione ufficiale per non coinvolgere altri in imprese al limite dell’impossibile.

 La ricerca di un cronometraggio ufficiale: chi meglio di Danilo Gaborin, storico misuratore del tempo della Federazione Cronometristi di Cuneo. Lo stesso crono che aveva registrato il 6 Settembre 1986 il record di sola salita al Monviso, sempre dal Pian del Re, di Dario Viale da Limone che salì la via sud in 1 ora 48 minuti e 54 secondi. Proprio quel Dario Viale autore del libro poc’anzi citato.

Nessuna voglia di misurarsi con il record del Re della Salita: c’è il massimo rispetto reciproco tra questi stoici atleti dell’impossibile!!!

Si tenta una impresa diversa: ancora la sud del Monviso, stessa partenza da Pian del Re ma salita e discesa.

Si chiede aiuto agli amici per un supporto sul percorso, la notizia circola a mezza voce a Crissolo dove Paolo trascorre, con la famiglia, il periodo di ferie. Da parte di molti c’è la voglia di sostenere l’impresa  in qualche modo: si trovano i “controllori” da dislocare sul percorso ed in vetta. Spuntano anche amici sponsor (Il mitico Bada e Davide) per finanziare la causa . E tutti insieme si spera nel bel tempo.

Si sceglie il lunedì perché domenica 28 c’è stata la ricorrenza ufficiale e sul Monte sono saliti in centinaia in una giornata spettacolare.

Alle 8,00 la partenza dal pian del Re in perfetta solitudine ad affrontare il Re di Pietra.

Sale come se fosse la consueta gara domenicale: pur senza avversari il ritmo è quello giusto. Enrico lo vede transitare al Rifugio Sella  dopo 41 minuti esatti. Osserva il passaggio Hervè Tranchero, storico gestore del  rifugio. Con rispetto  Paolo lo aveva preavvertito quasi chiedendo il permesso di potere realizzare un sogno: permesso accordato “ a voi corridori questa montagna vi incista “ dice il testimone vivente della storia recente del Monviso. Lui sa che l’alpinismo è anche competizione e che le passioni occorre gestirle ma non sopprimerle…

Alle ore 9,02 spunta al Colle delle Sagnette: è un punto molto rischioso per possibili scariche di pietre. Ad attenderlo Luca , Paolo, Beppe e Marco. Un tratto meno verticale e poi su alla ricerca della parete sud. Il transito all’Andreotti avviene dopo 1 ora e 24 minutii circa dalla partenza. Ad incitare lo sforzo solitario anche alcuni alpinisti che, preavvisati da Hervè, cedono i passo all’uomo che insegue il suo sogno.

Imerio è in vetta dopo una veloce salita non ostante la competizione dello “Stellina” della mattinata precedente. È lui il delegato dal Cronometrista per la verifica del passaggio in vetta. E’ dotato di orologio satellitare e radio. Ore 9 e 58 Paolo è in vetta : 1 ora 58 minuti e 03 secondi . Il record di sola salita resiste ma questa è un’altra storia.

Poco più di un minuto di sosta per la foto ufficiale e poi giù per un verticale incredibile: è qui che Paolo costruisce il capolavoro. L’altro Paolo, inteso come Perotti, lo osserva dalle Sagnette . Uno spettacolo la discesa agile e controllata laddove di norma ci si arrampica. 17 minuti dalla vetta all’Andreotti e poi via verso la scarica di pietre del Colle delle Sagnette . Il transito al Quintino fa presagire il livello della prestazione. 2 ore e 41 il tempo di passaggio.

Al Pian del Re Danilo attende  per ufficializzare l’impresa: l’Atleta, maglietta rossa della Podistica Valle Infernotto, compie gli ultimi passi dal Lago Fiorenza ed alle sorgenti del Pò fa registrare il tempo totale  di 3 ore 12 minuti e 42 secondi (discesa in 1 ora 14 e 39) !!!

Cosa aggiungere: è un’impresa sportiva che non porta medaglie.

C’è l’ammirazione della gente per il coraggio dimostrato più ancora che per il tempo  impiegato. Forse un poco di invidia da parte di coloro che per salire il Monviso devono allenarsi un anno intero … Ma il piccolo uomo che sale il grande monte e la metafora dell’esistenza : la consapevolezza delle proprie possibilità, non uguali per tutti, e la tenacia nel volere raggiungere, con umiltà e sacrificio i propri obiettivi.

Il piccolo uomo che sale il grande monte sa che non lo “vince” ne lo “conquista”, semplicemente lo accarezza , lo rispetta e lo ringrazia per avergli permesso, in un giorno di fine agosto,  di realizzare un sogno che durerà una vita.

Poi si riprende la vita di tutti i giorni: la Montagna rimarrà la a disposizione per altre “imprese” ed altri sognatori.  Paolo tornerà al lavoro, alla famiglia ed a regalarci altre vittorie nelle competizioni di montagna.

Carlo Degiovanni